Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo iraniano dagli attacchi sferrati da Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre Ali Khamenei. Lo riferisce IranWire, progetto di giornalismo partecipativo legato all’opposizione e gestito da una rete di cronisti in esilio. “Voci secondo cui le sue condizioni sarebbero estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro – si legge nell’articolo – si starebbero diffondendo ampiamente ai più alti livelli del regime”. Il media cita due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Una delle fonti avrebbe dichiarato: “Non ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della notizia del suo martirio”.
Ali Khamenei e diversi membri della sua famiglia sono stati uccisi il 28 febbraio in un raid aereo sferrato da Usa e Israele contro il compound presidenziale a Teheran. Il figlio Mojtaba gli è succeduto l’8 marzo 2026, diventando la terza Guida Suprema dell’Iran, ma non è mai apparso in pubblico né ha pronunciato discorsi ufficiali, limitandosi a messaggi scritti o in voce e a firmare decreti. Diversi organi d’informazione occidentali, tra cui il The New York Times e la Cnn, hanno riportato che nell’attacco Mojtaba sarebbe rimasto gravemente ferito al volto, alla testa e soprattutto alle gambe, subendo profonde ustioni e interventi chirurgici. Il britannico Times ha citato rapporti delle intelligence di Washington e Tel Aviv secondo cui il leader si troverebbe in uno stato di incoscienza o semi-incoscienza a Qom, al punto che il regime avrebbe già predisposto i piani per la sua sepoltura.










