Alla fine, dopo le indecisioni della vigilia, l’Assemblea degli esperti ha deciso: è Mojtaba Khamenei il nuovo leader supremo dell'Iran, succedendo a suo padre Ali Khamenei, che già in passato lo aveva indicato come suo erede come guida spirituale del paese, ucciso la settimana scorsa, nel primo giorno di guerra con l’Iran. Per anni Mojtaba ha lavorato nell’ombra di suo padre, come il suo più fidato consigliere, forse aspettando che arrivasse questo momento. E’ comunque stato una delle figure più influenti, ma meno visibili del sistema politico iraniano. Meno visibili, perché Mojtaba lavorava nelle retrovie. E’ apparso raramente in discorsi pubblici o cerimonie ufficiali di Stato. Eppure, all'interno degli ambienti politici iraniani, il suo nome è circolato per decenni come una persona profondamente conoscitrice dei meccanismi della Repubblica Islamica. Subito dopo l'assassinio del padre, si è cominciato a fare il suo nome come prossima Guida Suprema. LIVE Guerra in Iran Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, l’importante centro religioso nel nord-est dell'Iran, la sua infanzia si è svolta in un periodo turbolento della storia iraniana. La Repubblica Islamica stava consolidando il suo potere dopo la rivoluzione del 1979, mentre il Paese stava entrando nella guerra con l’Iraq. Mojtaba ha partecipato alla vita politica e militare sin da giovane. Già a 17 anni era in prima fila a combattere durante la guerra con Baghdad. Successivamente nel frattempo aveva proseguito i suoi studi religiosi nei seminari di Qom, il centro della cultura sciita in Iran. In questi, a un certo punto, divenne egli stesso insegnante di corsi di religione. L'attenzione pubblica si è rivolta per la prima volta a Mojtaba Khamenei dopo le elezioni presidenziali del 2005. Mahmoud Ahmadinejad, un conservatore relativamente sconosciuto che si candidava contro i pesi massimi della politica, emerse come outsider negli ultimi giorni della campagna. Il candidato riformista Mehdi Karroubi allora ha affermato che Mojtaba Khamenei aveva sfruttato le sue conoscenze per influenzare l'esito a favore di Ahmadinejad. Nel 2019, la prima amministrazione Trump ha sanzionato Mojtaba, accusandolo di agire in veste ufficiale per conto della guida suprema, nonostante non ricoprisse alcun incarico governativo formale. Nell'agosto 2022, un organo di stampa associato al seminario di Qom iniziò a riferirsi a Mojtaba Khamenei come ayatollah, un titolo tipicamente assegnato solo ai religiosi sciiti duodecimani, i cui insegnamenti raccolgono un ampio seguito e suscitano grande rispetto. L'adozione del titolo alimentò le speculazioni sul fatto che si stesse preparando a succedere al padre alla guida del Paese. Settimane dopo, quando le forze di sicurezza si scontrarono con i dimostranti indignati per la morte di Jina Mahsa Amini, alcuni dei dimostranti ricordarono il coinvolgimento di Mojtaba Khamenei nella repressione del 2009 e gridarono: "Mojtaba, che tu possa morire e non diventare il leader". Si ritiene che sia dietro anche alla brutale repressione delle manifestazioni di gennaio scorso. È stato sposato con Zahra Haddad-Adel, figlia di Gholam-Ali Haddad-Adel, un'eminente figura conservatrice, ex presidente del parlamento iraniano e intellettuale di spicco all'interno dell'establishment politico della Repubblica Islamica. La moglie è rimasta uccisa insieme all'Ayatollah Ali Khamenei nell'attentato che ha preso di mira la residenza del leader all'inizio della guerra. Lui stesso dovrebbe essere ferito, non si sa a che livello, dopo il bombardamento israelo-americano con bombe di profondità sul bunker di suo padre dove, alla morte di questi, si era riunito con l’establishment di Teheran. Appoggiato dai pasdaran, la sua nomina rischia di consolidare ulteriormente il potere dei guardiani della rivoluzione, nel segno della continuità col passato. Di lui si dice che sia ricchissimo e che abbia costruito un vero e proprio impero all’estero, soprattutto in Svizzera e Regno Unito. Avrebbe, secondo alcune inchieste, acquistato all’estero diverse residenze immobiliari di lusso con i soldi derivanti dalla vendita del petrolio iraniano, utilizzando banche intermediarie e società fantasma. Una di queste residenze, un appartamento milionario a Londra, secondo i tabloid inglesi, affaccerebbe direttamente sull’ambasciata locale israeliana.