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Giovanna Maria Fagnani

Il 20 ottobre 1944, una bomba alleata colpì la scuola provocando la morte di 184 bambini. Oggi restano solo tre testimoni. Luisa diventò maestra elementare, non ha mai lasciato il suo quartiere

«Avevo un fratello maggiore che faceva la quinta elementare. Io avevo 6 anni, ero curiosa, avevo voglia di scrivere e di leggere e avevo cominciato a copiare quello che faceva lui. Così, al momento di andare a scuola, gli insegnanti mi fecero saltare la prima e mi ammisero in seconda. Forse è stata proprio questa voglia di imparare che mi ha salvato la vita, il giorno della bomba». Maria Luisa Rumi, scomparsa a 88 anni a Milano venerdì 7 agosto, era una delle ultime sopravvissute alla strage di Gorla, avvenuta il 20 ottobre del 1944. In quella mattina di sole, sopra una Milano che andava ripopolandosi, perché la guerra stava finendo, gli aerei Alleati sganciarono 342 bombe innescate sul quartiere, con l'intenzione di colpire alcune vicine industrie belliche. Una delle bombe centrò la scuola di Gorla, uccidendo 184 bambini, 14 insegnanti, la direttrice, 4 bidelli e un'assistente sanitaria. «Maria Luisa si salvò, perché era in seconda e non prima. I bimbi di prima furono, infatti, accompagnati dalle maestre nel rifugio, ma la bomba colpì la tromba delle scale e i nostri piccoli compagni non ebbero scampo. Invece la nostra maestra, appena suonò l'allarme antiaereo, invitò chi abitava vicino a tornare a casa e così facemmo io e Luisa» ricorda oggi Graziella Ghisalberti, 89 anni, anima del ricordo dei ragazzi di Gorla, compagna di classe e amica di sempre di Maria Luisa.