di
Marika Giovannini
La Provincia ha indicato i numeri dei prelievi autorizzati. Il Wwf chiede invece di sospendere o limitare l'attività venatoria anche alla luce delle «eccezionali condizioni climatiche»
A un mese esatto dall’apertura della stagione venatoria — si parte, infatti, domenica 6 settembre — la Provincia mette a punto i numeri dei prelievi di cervi, caprioli e camosci. Allargando lo sguardo: se infatti negli ultimi anni si era ragionato su programmi di gestione biennale, ora l’amministrazione ha deciso di tornare alla visione del passato, che prevede un respiro quinquennale. Definendo dunque programmi che vanno da quest’anno fino al 2030.
Il quadro viene tracciato in tre distinti provvedimenti firmati in questi giorni dal dirigente del Servizio faunistico Alessandro Brugnoli, sulla base del confronto con l’Associazione cacciatori. Nel dettaglio, per quanto riguarda i caprioli, la tabella fissa per il 2026 una assegnazione netta di 5.692 capi (2.268 maschi, 3.424 femmine e piccoli), in leggero calo rispetto al 2025, ma con un andamento in crescita negli anni successivi. Il calcolo dei prelievi, precisa Brugnoli, viene definito «in stretto rapporto con la consistenza rilevata della specie e con la sua variazione negli anni. E deve tener conto dell’obiettivo gestionale fissato dal Servizio Faunistico, che è quello di favorire la diffusione del capriolo in tutti gli habitat potenzialmente idonei e di mantenere un’adeguata struttura di popolazione per sesso ed età». In questo senso, visto il «leggero calo complessivo dei dati di censimento» — non generalizzato «ma con differenze registrate nei venti distretti faunistici» — si è agito in conseguenza. Riducendo le assegnazioni a livello provinciale del 3% per quest’anno. Aumentando progressivamente il totale nei prossimi anni fino al 2030. Con la necessità, però, di valutazioni ulteriori negli ambiti della val di Sole, del Tesino e di Fiemme.










