In Trentino è stata aperta la caccia ai cervi. Il via libera, arrivato dalla Provincia di Trento l’11 novembre e valido per i successivi quaranta giorni, riguarda l’uccisione di 237 esemplari in Val di Peio e in Val di Rabbi, nel Parco nazionale dello Stelvio.
Cosa stabilisce il Piano
La decisione si inscrive nel Piano regionale quinquennale, approvato con il parere positivo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel 2022, entrato in vigore nel 2023 e valido fino al 2026. Il documento, che consente abbattimenti selettivi all’interno dell’area protetta, in deroga alla legge quadro 394 del 1991, che vieta l’attività venatoria nelle zone tutelate, prevede l’eliminazione di 1.500 ungulati in totale. Nei primi due anni (2023-2024) ne sono già stati soppressi ben 332.
A sparare è un centinaio di cacciatori trentini selezionati, ai quali viene corrisposto un rimborso spese per il lavoro svolto, che viene portato avanti con la supervisione del Parco stesso, impegnato a controllare lo svolgimento delle operazioni, la raccolta dei dati, lo smaltimento delle carcasse. In seguito, la carne dei cervi uccisi viene venduta: una parte direttamente ai cacciatori a prezzo calmierato, il resto agli acquirenti sul mercato locale. Un commercio che, in un paio di anni, ha fruttato ai gestori oltre 56mila euro.






