Il Trentino autorizza la caccia ai cinghiali con arco e frecce dal 2027. Insorgono le associazioni: l'Oipa condanna una scelta medievale e crudele, pericolosa per gli animali e per le persone

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Non bastasse il DDL caccia appena approvato al Senato, a rincarare la dose ci ha pensato la Provincia Autonoma di Trento dove la gestione della fauna selvatica scivola in una spirale di barbarie anacronistica che cancella secoli di evoluzione civile. La giunta guidata da Maurizio Fugatti ha formalizzato l’approvazione di una delibera che introduce, a partire dal 2027, un programma sperimentale di abbattimento dei cinghiali basato sull’impiego di archi e frecce professionali.

Il provvedimento, che estende persino gli orari di prelievo venatorio, è stato fortemente caldeggiato da Roberto Failoni, assessore provinciale a foreste, caccia e pesca, il quale ha giustificato la svolta cruenta sbandierando il parere favorevole ottenuto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Secondo la versione istituzionale, questa metodologia silenziosa ridurrebbe l’impatto acustico sulle altre specie animali durante la stagione riproduttiva e offrirebbe un’arma in più per arginare i danni economici all’agricoltura e lo spettro epidemiologico della peste suina africana.