Caldo, cibo scaduto, condizioni igieniche precarie, tentativi di suicidio e di autolesionismo, scioperi della fame: questo è quanto emerge dall’ispezione di ieri al Cpr di via Corelli a Milano.
Caldo estremo, materassi sporchi e condizioni igieniche al limite: questo è il quadro che è emerso durante l'ispezione al Centro per i rimpatri di via Corelli a Milano, che è stata svolta dalla consigliera di municipio 3 a Milano Rahel Sereke e dal consigliere regionale Luca Paladini. Un quadro drammatico, ma ormai noto e conosciuto e che è emerso in tante altre ispezioni, interviste rilasciate a Fanpage.it da persone che ci sono finite dentro e video girati dagli stessi trattenuti e inoltrato alla rete No ai Cpr, che li rilancia poi sui propri canali.
Eppure, nonostante le molteplici denunce e inchieste – una finita in aula di Tribunale a Milano – il Cpr resta aperto e continua a mietere vittime tra chi entra o a lasciare, quanto meno, ferite fisiche e psicologiche in loro. Le immagini che ieri mattina, giovedì 6 agosto, alle 10:30, Paladini e Sereke si sono trovate di fronte sono terrificanti. Ci erano già entrati quattro mesi prima, accompagnati dall'eurodeputata Cecilia Strada e dai consiglieri regionali Paolo Romano e Onorio Rosati. E ci entrano dopo un mese dall'ingresso del sindaco di Milano, Beppe Sala. "Abbiamo scelto una settimana d'estate perché è il periodo più critico per le persone private della libertà in tutti i luoghi di reclusione e abbiamo potuto verificare che all'interno del Cpr è effettivamente peggio", hanno scritto i consiglieri. In un mese si sono verificati ben 17 eventi critici. Parliamo di tentativi di suicidio, autolesionismo, ingestione di corpi contundenti. Ma anche scioperi delle fame e fratture non registrate.









