L'attacco sulla pagina Fb della premier. La lite sulla regia degli attacchi. Le accuse, la difesa e la prova regina: il documento dell'AdE sulla non conformità dei dispositivi

«Cara Giorgia Meloni, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese. C’ero anche oggi in Commissione Covid». Giuseppe Conte si prende l’ultima parola sulla Commissione Covid e le accuse commentando il post in cui la premier lo accusava su Facebook. Poi l’attacco: «Dicci invece in quale cassaforte sono finite le chat del tuo amico Delmastro con un prestanome di un clan mafioso. Dicci dove sono finite le Regioni di centrodestra che avete scudato dalle domande sulla gestione Covid. Dicci quando Santanchè andrà in Tribunale senza protezioni e scudi sull’inchiesta per truffa Covid. Potrei continuare. Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all’Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male».

La lite tra premier era cominciata con il leader M5s che aveva detto che Meloni era la regista degli attacchi nei suoi confronti in Commissione Covid. Lei aveva replicato sostenendo che «la verità» sulla pandemia fosse «un diritto degli italiani». La Commissione Covid è una commissione parlamentare d’inchiesta bicamerale istituita all’inizio del 2024. Deve indagare sulla gestione della pandemia. Conte è stato audito perché era premier all’epoca. Il governo M5s-Pd da lui presieduto istituì le zone rosse, usò i Dpcm per le restrizioni e varò il piano vaccinale. Le accuse che lo riguardano sono il ritardo nell’adozione delle restrizioni all’inizio della pandemia, la gestione degli appalti per le mascherine e il ricorso «eccessivo» dei decreti della presidenza del consiglio dei ministri.