Duello a distanza tra Giorgia Meloni e Giuseppe Conte dopo l’audizione del leader 5 stelle in Commissione Covid. Giovedì in tarda serata la premier ha risposto alle parole di Conte, che l’ha definita la “regista del plotone di esecuzione“ messo in piedi dal centrodestra a palazzo San Macuto, sfidandola ad affrontarlo “in trasparenza” senza ricorrere a “mezzucci”. “A differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale”, afferma Meloni con un post sui social. “Questo, semmai, è stato troppo spesso il metodo del Movimento 5 stelle: sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione. Colpisce che, pur di sostenere questa tesi, si arrivi perfino a delegittimare il lavoro della Commissione e di quei giornalisti che, in questi anni, hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità, liquidandoli come parte di un presunto disegno contro di lui”, accusa.

“Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani, è una cosa molto più semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia, fare piena luce sulle decisioni assunte, sulla gestione dell’emergenza, sull’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche impiegate e accertare eventuali responsabilità, ovunque esse siano”, prosegue la presidente del Consiglio. “Non è un processo a una persona, tutt’altro. E francamente non capisco perché l’ex premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall’inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di “buttarla in politica”. Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani“, conclude.