"Le famiglie hanno fallito, ed è da lì che nasce la violenza dei più giovani". È netta la lettura di Sergio Cutrona, presidente del Tribunale per i minorenni delle Marche, di fronte all’accoltellamento della notte tra l’1 e il 2 agosto sul lungomare di Porto San Giorgio, dove un diciassettenne di origine albanese – nato in Italia e ora rinchiuso in un istituto penale minorile a Bologna – ha ferito gravemente un maggiorenne tunisino, ricoverato a Torrette con lesioni a milza e fegato. Una lite nata in spiaggia e finita nel sangue.
Per il magistrato non è un episodio isolato, ma il sintomo di "un aumento dell’aggressività giovanile, di ragazzi privi di valori e di autocontrollo perché le famiglie non sono state in grado di trasmetterglieli". Il ragionamento va dritto alla radice: "Il degrado nell’osservanza delle regole è legato al peggioramento della genitorialità. Molti genitori non sono in grado di esserlo, sono ondivaghi, apparentemente affettuosi, rivendicano il figlio quando è piccolo, salvo poi trascurarlo e lasciarlo crescere nel disagio".
Anche l’aggressore di Porto San Giorgio, rivela, "appartiene a una famiglia che in passato ha avuto a che fare con il Tribunale: i figli erano già seguiti dai nostri uffici. C’è un legame tra devianza minorile e incapacità genitoriale".






