Il film I want your sex di Gregg Araki racconta la relazione erotica e altamente esplosiva che s’instaura tra un’artista e il suo stagista di 23 anni. La loro alchimia si basa su un’asimmetria di potere, ma anche di riferimenti erotici. Quando l’artista, interpretata da Olivia Wilde, chiede al suo assistente perché la sua generazione “rovini il piacere non appena qualcosa diventa eccitante”, quest’ultimo, interpretato da Cooper Hoffman, le spiega che i millennial e la generazione Z sono cresciuti “in un’epoca in cui nulla sembra più sicuro né accettabile”, con genitori “che li hanno protetti da ogni forma di disagio”. Al che l’artista replica: “Ma il punto è proprio sperimentare il disagio!”.
Partiamo dalla diagnosi: è vero che i giovani di oggi sono incapaci di uscire dalla zona in cui si sentono a proprio agio e, di conseguenza, di lasciarsi andare nella sfera sessuale? Dal punto di vista dei dinosauri come me, sicuramente il nuovo mondo erotico appare molto controllato, molto inquadrato.
La tendenza al controllo comincia da un’attenzione minuziosa al proprio aspetto (muscolatura, depilazione, interminabili routine di bellezza), prosegue nella selezione dei partner (esame minuzioso dei social network, ricerca di campanelli d’allarme) e termina a letto (richiesta del consenso, definizione delle pratiche consentite, uso di parole di sicurezza per interrompere a comando qualsiasi interazione sessuale).







