Che cosa hanno in comune Jackson Pollock, un fiocco di neve e il Taj Mahal? E Le Corbusier, Philip Glass e un girasole? Se guardate il mondo come Marcus du Sautoy – matematico inglese, professore a Oxford – individuerete dei blueprints, strutture, modelli matematici che ricorrono nella natura e non solo. Tendiamo a guardare gli artisti come dei medium tutti genio e sregolatezza e i numeri con la creatività c’entrano molto: gli artisti sono come matematici segreti. Quanto a du Sautoy è l’antitesi del professore che parla da solo di equazioni immaginarie. Per lui i numeri non sono mere astrazioni, hanno una personalità, entrano in relazione come i personaggi di un dramma, i pattern somigliano allo svolgimento di una storia e le loro variazioni sono veri colpi di scena.

“A volte si dimentica che la matematica è un’attività umana ed in questo è simile all’atto creativo di un artista. Entrambe le discipline ci aiutano a esplorare il nostro posto nell’universo. Ecco perché anche gli artisti trovano i pattern molto interessanti e li usano, consapevolmente o meno”. Da anni du Sautoy collabora con creativi come Anish Kapoor e compositrici come Emily Howard creando ponti tra discipline apparentemente disconnesse. “Da studente mi sono innamorato del potere della scienza. Al tempo stesso suonavo la tromba, volevo unirmi a una compagnia teatrale, diventare architetto… la matematica mi ha dato la possibilità di seguire tutti i percorsi”. Da queste esperienze è nato La matematica della creatività (Bollati Boringhieri), che du Sautoy presenterà a settembre al Festival del pensare contemporaneo di Piacenza.