Un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con la Southern University of Science and Technology di Shenzhen (SUSTech, Cina), ha sviluppato un algoritmo che integra per la prima volta tre misure geologiche fondamentali per lo studio dei terremoti del passato: rigetto, lunghezza della rottura della crosta ed età del sisma.
L’algoritmo è stato presentato in uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Bulletin of the Seismological Society of America (BSSA). L’articolo fornisce stime di magnitudo con tutte le incertezze esplicitamente quantificate e mostra che, nell'Appennino centrale, le serie storiche paleosismologiche catturano quasi esclusivamente le magnitudo estreme, ovvero più grandi di 6.5, con importanti implicazioni per la valutazione della pericolosità sismica.
Ricostruire la storia sismica di un territorio precedente all’avvento dei sismografi è un’operazione tanto indispensabile quanto delicata. I terremoti sufficientemente energetici “rompono” la superficie terrestre: individuando queste fratture, misurando di quanto si è spostata la superficie in un singolo evento (vale a dire il “rigetto”) e datando i sedimenti che ne registrano l’età, i paleosismologi possono identificare i terremoti preistorici e storici. Tuttavia, tradurre queste misure di terreno in una magnitudo affidabile è un problema tutt’altro che banale, pieno di incertezze di misura, problemi di conservazione e di modellazione.









