Ascoltato alla luce di Magnificas Humanitas e del percorso che la Santa Sede ha avviato sulla tecnologia, il discorso di Leone XIV alla Porziuncola, con il suo richiamo alla “cultura della potenza”, suggerisce una chiave di lettura più ampia: la sfida riguarda il modello di ordine internazionale che sta prendendo forma, che passa anche con forza dalla sfida per le nuove tecnologie (e dalla sua umanizzazione)

Assisi – La parola che rimane impressa uscendo dalla Porziuncola è “potenza”. Oggi non è “pace”, ma quello che per Leone XIV ne è pressoché l’opposto. Il filo conduttore del suo discorso che da Santa Maria degli Angeli, in occasione dell’anno francescano, è una critica a una logica del dominio, di cui la guerra è espressione massima e la competizione una costante (con accezione negativa). Tra uomini e donne “non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri”. Ai giovani, il papa chiede di “allargare la mente e il cuore, al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio” per, appunto, “sottrarsi alla cultura della potenza”. Concetto che evoca più volte, direttamente o indirettamente.

Robert Francis Prevost parla dei “grandi della Terra”, ma non direttamente a loro: usa la massa arrivata per ascoltarlo nella terra di San Francesco per contestare la loro costante ricerca di competizione. Il papa mette in guardia contro la religione trasformata in strumento identitario, contro i “nemici inventati” dalla paura e dall’ignoranza, e poi chiosa contro una tecnologia che rischia di “disabituare a stare insieme, fra persone in carne ed ossa”.