Un altro mondo è possibile ma «servono operatori di pace». Ad intralciare il futuro è «la paura del “per sempre”: le scelte definitive sono le più rivoluzionarie». Ai giovani arrivati da ogni angolo d’Europa per l’ottavo centenario francescano, Leone assicura che «i cristiani sono all’opposto dei fondamentalismi». E li mette in guardia da chi «inventa nemici per imporre il proprio potere». Il Pontefice risponde alle domande di ragazzi dai 18 ai 32 anni che sfidando il picco dell’afa si sono dati appuntamento da lunedì nella culla del pacifismo.

Deplora il «pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo» puntando l’indice contro quanti «strumentalizzano la religione contrapponendo le identità». Netto monito ai potenti della Terra che per «sovrastare ed umiliare» gli altri inventano «fantasmi e nemici». All’umanità Leone XIV ripropone la lezione del Poverello: «Non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire». Robert Prevost ha indicato la «pace disarmata e disarmante» come missione e la visita ad Assisi sintetizza il suo Magistero. Qui alla Porziuncola, chiesetta donata dai Benedettini, nacque il movimento francescano. Il patrono d’Italia vi accolse i primi compagni, fondò il suo Ordine, ottenne l’indulgenza plenaria e spirò nel 1226. Sul sagrato di Santa Maria degli Angeli spiega don Filippo Di Giacomo: «Leone è il primo Papa in 800 anni a celebrare messa alla Porziuncola invece che alla Basilica Superiore. Lascia ai frati un calice in ricordo di un evento che coincide con le celebrazioni che culmineranno nella novena di inizio ottobre. Ancora una volta Prevost si sposta da Roma per unirsi a una forma di devozione popolare come ha fatto alla Madonna del Buon Consiglio dopo l’elezione, alla Mentorella, a Pompei, al Santuario di Mamã Muxima in Angola». Ciò, aggiunge, «proprio nel 48° anni anniversario della scomparsa di Paolo VI che nella Evangelii Nuntiandi difese la religiosità popolare spesso disattesa o sottovalutata da sacerdoti e teologi. La sintassi di Leone è insieme colta e pop: un buon esempio per tutti». In tempi di guerre efferate e crisi migratorie sempre più complesse il Pontefice rileva che adesso più mai «l’Europa e il mondo cercano nuovi santi». Prevost lancia l’appello a raggiungere i «margini dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi». Occorre, quindi, «abbandonare le vie già tracciate, perché se ne apra una nuova, più coerente». L’esempio di Francesco è «rivoluzionario» mentre la vocazione dell’innovatrice Chiara è ancor più «impressionante» perché «voleva vivere da donna libera». Perciò, avverte Leone, «si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a Francesco». Eppure «sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza». Oltreché «dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera». Bisogna, dunque, «ritrovare un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare». Un’intuizione che «richiama l’enciclica Magnifica humanitas», osserva il sociologo Massimo Introvigne: «La tecnica politica da sola non basta. Non basta neppure la scienza. Secondo il famoso motto di Rabelais, scienza senza coscienza non è che rovina dell’anima». Prosegue il direttore del Cesnur: «Il Papa ha parlato ai giovani con una libertà che ha sorpreso più gli adulti che li accompagnavano. Il Papa sa che li idee forti non hanno bisogno di essere urlate. La Chiesa esiste per condurre ciascuno in un dinamismo di ascolto e decisione in cui si impara a distinguere la voce di Dio dalle proprie opinioni». Così «si infrange la logica del nemico non opponendosi frontalmente, ma liberando la realtà dai fantasmi che la deformano. Un messaggio chiaro che supera la politica. Alla teoria del nemico contrappone una strategia della fraternità». Leone «riflette sull’intelligenza artificiale che avvolge il mondo in nuovi fili: basta scrollarli nel modo sbagliato e tutto crolla. Sa di avere di fronte un mondo che non sa più immaginare se stesso». La minaccia ora è la «globalizzazione dell'impotenza», cioè la rassegnazione collettiva di fronte a guerre, ingiustizie e povertà. Nel dialogo con le nuove generazioni il Papa che è stato insegnante e missionario rintraccia nella riconciliazione «l’antidoto per agir»e. Ad ascoltarlo non solo credenti ma ragazzi in cerca di senso.