La questione Ceuta irrompe nell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2030. Dopo la crisi migratoria scoppiata nella città spagnola, si moltiplicano in Spagna e Portogallo le iniziative parlamentari che chiedono di rivedere la candidatura congiunta con il Marocco, fino ad arrivare, in alcuni casi, a domandarne apertamente l’esclusione come Paese ospitante. Al centro del dibattito ci sono le tensioni diplomatiche con Rabat, le accuse di violazioni dei diritti umani e le preoccupazioni sulla sicurezza. La prima iniziativa è arrivata da Sumar, la piattaforma progressista alleata di governo del Psoe del premier Pedro Sánchez. Il partito ha presentato una mozione al Congresso dei deputati, non vincolante, con cui chiede l’apertura di un dibattito parlamentare sull’organizzazione del torneo assegnato dalla Fifa a Spagna, Marocco e Portogallo.

Secondo Sumar, gli ultimi avvenimenti al confine di Ceuta impongono una riflessione sulla compatibilità dell’attuale modello organizzativo con i principi di tutela dei diritti umani e del diritto internazionale. La formazione di sinistra chiede inoltre al governo spagnolo di presentare una relazione dettagliata sulle garanzie offerte dall’organizzazione, sui fondi pubblici impiegati e sugli strumenti contrattuali sottoscritti.