Un presunto svuotamento patrimoniale ai danni di una delle più importanti realtà del terzo settore del Catanzarese, Fondazione Betania attiva nei servizi socio-sanitari, assistenziali e riabilitativi per anziani e persone con disabilità con distrazione dell’intero complesso aziendale della Onlus in liquidazione giudiziale con sentenza del Tribunale di Catanzaro datata 14 luglio 2023. Con le accuse a vario titolo di bancarotta fraudolenta, distrattiva e autoriciclaggio i sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro Saverio Sapia e Francesca Delcogliano hanno chiuso le indagini sul presunto depauperamento illecito di Fondazione Betania che ha portato ad un crack da 19milioni nei confronti di presidenti del Cda e componenti del consiglio di amministrazione succedutisi nel tempo, un imprenditore professionista e una società. Non senza sorprese. Nell’avviso di conclusione delle indagini compaiono tre nomi in più rispetto all’ordinanza del gip che aveva portato lo scorso febbraio la Finanza di Catanzaro a notificare una misura cautelare agli arresti domiciliari in un’inchiesta che contava 8 indagati piu’ una persona giuridica (LEGGI).

I nomi degli indagati

Si tratta di componenti del Cda don Salvatore Cognetti, 70 anni, di Catanzaro; Giovanni Lacaria, 62 anni, di San Giovanni in Fiore e Nicola Rotundo, 53 anni, di Lecco, i cui nomi si aggiungono a quelli dei presidente del Consiglio di amministrazione pro tempore don Biagio Amato, 83 anni, residente a Catanzaro; don Pietro Puglisi, 65 anni, residente a Squillace e agli componenti don Ivan Rauti, 45 anni, residente a Catanzaro; Cesare Vincenzo Pelaia, 34 anni, di Serra San Bruno; don Vincenzo Arturo Grillo, residente a Catanzaro; Antonio De Marco, 74 anni, di Catanzaro, oggi amministrazione unico della Catanzaro Servizi; e Giuseppe Leone, 75 anni, di Catanzaro; l’avvocato professionista Marco Zummo, 60 anni, di Palermo e Karol Betania strutture sanitarie srl.