Nonostante la sua diffusione, la fibromialgia è una delle malattie di cui sappiamo ancora troppo poco. Ma oggi un nuovo studio genetico, il più ampio mai realizzato sul tema, segna un importante passo avanti nella comprensione delle cause biologiche di questa patologia così complessa. Un team di ricerca internazionale, coordinato dal King's College di Londra, è infatti riuscito a identificare nuovi fattori di rischio genetici per questa sindrome, tra cui una variante in un gene associato alla malattia di Huntington, una grave patologia neurodegenerativa. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Medicine, evidenziano così il ruolo cruciale che il sistema nervoso svolge nello sviluppo della fibromialgia.

Una malattia difficile da riconoscere

Interessando circa il 2% della popolazione mondiale, la fibromialgia è caratterizzata da dolore diffuso, affaticamento cronico e disturbi del sonno, di memoria e dell'umore, ma le cause biologiche rimangono ancora oggi poco chiare. Per comprendere meglio la patologia, gli autori del nuovo studio hanno passato in rassegna i dati genetici di oltre 2,5 milioni di adulti, di cui 55 mila con diagnosi di fibromialgia. Da qui, sono riusciti a identificare varianti genetiche in 26 regioni del genoma che influenzano il rischio di sviluppare la malattia. Molti dei geni coinvolti in queste regioni, inoltre, sono implicati nelle funzioni cerebrali e nervose, suggerendo quindi un'alterazione dei meccanismi nervosi che regolano il dolore. “Studiando il dna di oltre 2 milioni di individui, possiamo essere certi che i risultati siano reali e che suggeriscano che la fibromialgia rappresenti un problema nella gestione del dolore”, ha precisato la co-autrice Frances Williams.