TREVISO Il caldo è diventato insostenibile. In città ormai non si esce più per un aperitivo o per mangiare un gelato. E neanche l'afflusso dei turisti ha invertito l'andamento. Quest'anno i plateatici dei bar e dei ristoranti mostrano al meglio il fenomeno in atto. Sono vuoti. Le persone non ci sono. Come evidenziato dal presidente di Confcommercio Treviso, Federico Capraro, «L'ondata di caldo sta incidendo in maniera importante sia sulle attività commerciali sia sul turismo. Quando le temperature diventano così elevate il centro storico è meno frequentato, soprattutto nelle ore centrali della giornata. È un caldo che non invita a entrare nei negozi e che, per chi arriva da fuori, può persino modificare la scelta della destinazione».

Gli fa eco Michele Pozzobon della Fipe: «Fino a qualche anno fa nei mesi più caldi i clienti sceglievano quasi esclusivamente i tavolini all'aperto. Oggi succede l'opposto: appena le temperature superano una certa soglia tutti cercano il fresco degli ambienti climatizzati». Il fenomeno, secondo Confcommercio Treviso, merita un'attenta riflessione: «A settembre analizzeremo i dati di luglio e agosto ma le impressioni degli operatori sono abbastanza omogenee. Dovremo iniziare una riflessione seria». Le attività commerciali cominciano a pensare a delle soluzioni: come cambia il clima, così si trasforma l'offerta.Con il caldo in città tornano le cicale, ma si moltiplicano anche gli scarafaggi. L'entomologo: «Con queste temperature si riproducono più in fretta» Le soluzioni «Non possiamo spegnere il caldo - afferma Pozzobon - però possiamo adottare alcune contromisure: ripensare gli orari di lavoro, creare delle vere collaborazioni tra proprietari, spostare le attività verso la campagna e aggiornare l'offerta con prodotti freschi e particolari». Pozzobon sta studiando diverse possibili vie da presentare ai gestori delle attività. La ricerca delle migliori soluzioni contro l'afa e il caldo insopportabile passa dallo studio di molte realtà, da quelle più vicine a quelle più lontane geograficamente. «Guardiamo alla Spagna - riprende parola Pozzobon -: fino a qualche anno fa era strano immaginare a dei locali che aprivano alle 10 di mattina e dopo pranzo restavano chiusi almeno fino alle 19. La molto nota siesta non sembra più un'assurdità. Per questo credo sia necessario, anche qui da noi, immaginarci degli orari diversi: è inutile tenere aperto il proprio bar durante il pomeriggio». Tornando in Italia, Pozzobon, tra tutte le città, ha studiato il caso di Modena. Come Treviso, il centro emiliano si trova in mezzo alla pianura, con un clima molto simile, se non ancora più torrido. Per affrontare le afose estati padane, alcuni ristoratori hanno scelto di migrare verso la campagna.«Si tratta - riprende il presidente - di una scelta strategica: a metà giugno si chiude l'attività in centro e si sposta a qualche chilometro di distanza in provincia. Qui l'effetto isola di calore non si verifica, rendendo piacevole consumare dei prodotti all'aperto durante le sere». Spostarsi dal centro verso le zone periferiche comporta però due fattori: il primo è un evitabile aumento dei costi per il singolo proprietario; il secondo invece è un ulteriore spopolamento del centro storico. «Abbiamo preso in considerazione queste eventualità - risponde Pozzobon -. Vista l'entità del problema è bene che ci sia una collaborazione tra federazione, Comune ed esercenti. Non solo tra quelli del centro città, ma di tutta la Marca. In quest'ottica abbiamo una realtà molto vicina che dà un ottimo esempio di coesione e successo». Asolo e Montello. A pochi chilometri del capoluogo ci sono delle realtà che, insieme, hanno trovato una soluzione vincente anche per questa stagione. «Tra le colline - sostiene il presidente - gli esercenti hanno sfruttato i momenti con bassa affluenza in maniera positiva. Non conviene tenere aperto? Allora si chiude, ma al posto di restare a casa si cercano nuovi prodotti da portare nei listini». L'idea comunque è una: durante l'estate vince la provincia, ma nelle mezze stagioni la città torna vincente.Via il cemento dalla città, obiettivo 5 metri quadrati di verde pubblico per residente: il Comune ha intrapreso la strada del 'depaving' Il caso E sempre per il caldo, ieri in città è scoppiato il caso della "Fontana delle tette". Le alte temperature unite a uno scarico intasato da alcuni rifiuti, hanno bloccato il deflusso dell'acqua e provocato la formazione di alghe di colore marrone. Il risultato è stato la trasformazione della vasca a ai piedi della statua in una sorta di "pozza" maleodorante. Le foto della vasca marrone hanno fatto il giro dei social. L'intervento di Ca' Sugana è stato immediato: a metà pomeriggio la fontana è stata svuotata e ripulita. Una volta ripristinato lo scarico tornerà anche a buttare acqua.