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Monica ZIcchiero

L'appello di Papa Montini all'Angelus nel 1976. Nella diocesi di Treviso, don Paolo Furlan a Noale ha fatto lo stesso: «Non diamo per scontato che l’acqua sia un bene sempre disponibile»

Che l’afa e la siccità affliggano gli uomini, passi: per chi ha fede, la resistenza e la sopportazione sono anche un esercizio spirituale. Ma che la mancanza di refrigerio impedisca la crescita dei frutti della terra, rischia di sprecare questo dono fatto agli uomini. Così nella diocesi di Treviso don Paolo Furlan, parroco di Moniego e Cappelletta, frazioni di Noale (Venezia), ha organizzato da sabato 1 agosto a martedì 4 un «Triduo di preghiera per chiedere al signore il dono della pioggia».

Nessuna messa specialeQuattro giorni di messe con invocazioni speciali affinché la pioggia dia sollievo alle coltivazioni messe a durissima prova dalla siccità, dal caldo senza tregua e dai pesanti tagli ai prelievi irrigui dai fiumi varati per impedire che calino ulteriormente le portate, già scese del 70 per cento. «Non ci sono state messe speciali ma alle celebrazioni ordinarie è stata aggiunta al termine una preghiera per la pioggia. Si tratta della preghiera scritta da Papa San Paolo VI», spiega don Paolo. Era il 1976, esattamente cinquant’anni fa, e l’Europa attraversava un periodo di clima torrido e di aridità fino ad allora senza precedenti. All’Angelus del 4 luglio, il Papa invocò Dio: «Fa’ scendere dal cielo sopra la terra arida la pioggia sospirata, perché rinascano i frutti e siano salvi uomini e animali», recita in un passaggio la preghiera che nei giorni scorsi i fedeli a Noale hanno ripetuto al termine di ogni funzione, prima della benedizione. Funzionò, quella volta: ad agosto arrivarono a più riprese pioggia e fresco, dando sollievo soprattutto al Nord del Paese.