“Voglio bene a Pina Picierno, ma la smetta con questa idea del ‘campo Lavrov’. Lei quell’appellativo non me lo deve dare perché è offensivo, noi con Putin non abbiamo niente a che fare. A lei e Gualmini, passata con Azione, l’ho già detto: in democrazia è legittimo cambiare idea, però dovete dimettervi. Chi viene eletto con un simbolo e poi decide di lasciarlo dovrebbe consentire a chi è stato votato dagli elettori di quel partito di subentrare a quel ruolo”. È la bordata lanciata dal presidente del Pd, Stefano Bonaccini, intervistato dal giornalista Augusto Minzolini nell’ambito del ciclo di incontri “L’Estate del Principe”, al Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio.
Nel corso dell’evento, l’ex presidente della Regione Emilia Romagna traccia la rotta del campo progressista in vista delle prossime elezioni, affrontando anche i nodi più delicati del dibattito interno: l’unità del centrosinistra come condizione indispensabile per tornare a governare il Paese, il sostegno all’Ucraina ma col fine di costruire una pace giusta, il disarmo, l’appello a Carlo Calenda e un richiamo fermo all’etica della rappresentanza.
Alla domanda di Minzolini se le posizioni di Giuseppe Conte sulle armi all’Ucraina possano trasformarlo nel “Vannacci del campo largo”, Bonaccini esclude questa ipotesi e si dice convinto che il centrosinistra riuscirà a trovare una sintesi: “Non sarà difficile trovare una soluzione comune, perché nessuno vorrà prendersi la responsabilità sciagurata di quattro anni fa, quando Meloni andò a Palazzo Chigi con poco più del 40 per cento dei voti reali. Un centrosinistra irresponsabile si divise in tre e andò alle politiche del 2022 ognuno per sé”.








