Il corpo di Marina Otero è già a terra, immobile a faccia in giù, quando il pubblico entra in sala. La performer argentina è nella stessa posizione del cadavere nella foto proiettata sul grande schermo mentre un messaggio ripetuto a loop avvisa che in Germania un testo contenente parole come “free Palestina” e “genocidio” non può andare in scena. Inizia così l’ultimo tassello del progetto “Recordar para vivir”, un insieme di opere basate sulla vita della stessa Otero, che attraverso il suo corpo e le sue ossessioni affronta - e lo farà fino alla sua morte - temi universali.In questo nuovo capitolo intitolato “Ayoub” – in scena prima a Napoli, al Campania Teatro Festival, e poi a Roma, al festival Sempre più fuori - l’incursione nel presente è chiara sin dall’inizio e si chiama Palestina. Otero ci arriva però ancora una volta passando per l’autofiction: vuole uscire dalla sua solitudine e per farlo parte per Tangeri alla ricerca di un uomo che la ami in cambio di un documento europeo. Così incontra Ayoub, un giovane venditore di dolciumi. I due si innamorano e si trasferiscono a Madrid, ma la loro storia si trasforma presto in qualcos’altro, somiglia sempre di più a uno schema di colonizzazione basato sull’espropriazione, e la storia personale diventa storia di dominio, di sopraffazione del più forte sul più debole. È lo stesso Ayoub – che significa “colui che ritorna” o “colui che si pente”, lo stesso nome di tanti bambini uccisi dallo Stato sionista di Israele nella Striscia di Gaza – a voler saldare i conti. Da qui il colpo di scena: a un certo punto lo vediamo sul palco e non più solo in video, interpretato da Ibrahim Ibnou Goush, di qualche anno più anziano rispetto al vero Ayoub. «Sei vecchia come l’Europa», dice a Otero. Il progetto iniziale è crollato, svelando il marcio che celava. Le lingue si mescolano (spagnolo e darija), i corpi si fanno atto politico, le danze diventano riti, e nello sguardo di Ayoub si legge tutto il fallimento dell’Occidente.AYOUBregia di Marina OteroPamplona (16/10), Madrid (14-15/11),Bruxelles (24-28/11), Buenos Aires(15-21/12)TEATRO“Ayoub” di Marina Otero. Sotto: L’Espresso del 27 luglio 1975