Fianco a fianco a Palazzo dei Normanni, Totò Lentini e Cateno De Luca stipulano un patto di fiducia «non “anti” ma “oltre Lagalla”». L’ex tre volte deputato regionale, dimissionario fa dal ruolo di amministratore unico di Palermo Energia, partecipata della Città metropolitana, offre la sua versione dei fatti: «Ho ereditato una società che mi era stata descritta come un gioiello - dice Lentini sotto lo sguardo attento del leader di Sud chiama Nord - ma nei fatti era bigiotteria. Ho trovato 475mila euro di perdita, ma ho accettato l’incarico perché per me era una sfida. Nel 2025 l’ho riportata in positivo presentando il bilancio con i pareri favorevoli del collegio dei sindaci e del revisore legale».

Il documento presentato da Lentini non era stato approvato dall’assemblea dei soci, generando la crisi. «Mai un contraddittorio sui problemi del bilancio, non un dialogo, solo carte. Ho cercato di dare lustro alla società, ho pagato gli stipendi sempre e pensato ai lavoratori». Adesso una nuovo inizio con Sud chiama Nord e il «governo di liberazione» targato Cateno De Luca: il sindaco di Taormina prepara la corsa su Palermo, che l’anno prossimo sarà chiamata al voto. «Forse per tanti di noi Cateno è l’ultima opportunità - conclude Lentini - e non dobbiamo perderla, quando ci sono persone vere dobbiamo approfittarne. Ho sempre agito senza chiedere nulla in cambio».