"Parlare di legge elettorale in ogni legislatura non è una cosa fisiologica – spiega Gaetano Quagliariello (foto)– però è una specialità tutta italiana". Già ministro per le Riforme costituzionali con il governo Letta e oggi direttore della School of government Luiss, l’ex senatore l’argomento lo mastica, per usare un eufemismo".

Ma allora perché siamo ancora qui a parlarne? "Se non si vuole scadere nel moralismo, una ragione c’è ed è questa: tra qualche mese si celebrerà il governo più stabile della storia d’Italia. Una risorsa per l’Italia, in un momento in cui anche sistemi stabili per natura come quello inglese sono entrati in crisi. Ma il problema è che si è trattato di un caso".

Dunque occorre provare a rendere il caso consuetudine? "Esatto. Anche perché il ritorno all’instabilità sarebbe oggi più problematico per almeno due motivi. Il primo deriva dalla contingenza internazionale: oggi avere un sistema instabile è più grave. Il secondo è che destra e sinistra sono in disaccordo su tutto salvo che sull’indisponibilità a dar vita a un governo tecnico o di larghe intese...".

Il fatto è che anche con lo Stabilicum, al di là del nome, il pareggio non pare scongiurato. "Per questo serve che i due schieramenti principali si accordino su un sistema che pur non potendo garantire la vittoria certa di uno degli schieramenti, renda quantomeno il pareggio possibile ma improbabile".