Il dibattito sulla legge elettorale fuori dalla propaganda dei partiti: il costituzionalista, ordinario di diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma, spiega alla Gazzetta gli arcani del nuovo sistema che regolerà le politiche del 2027.
La missione è dare stabilità al sistema? «I lavori su questa legge erano partiti da un problema effettivo: il Rosatellum era stato pensato per favorire - argomenta l’accademico - una ipotesi di pareggio». Il contesto storico della vecchia legge? «Dopo la sconfitta di Renzi nel referendum e l’exploit dei 5S, era sostanzialmente ideato per non avere un vincitore, in modo da riproporre la maggioranza sul modello del governo di Enrico Letta con Pd e Fi», sintetizza. «Si è votato due volte con il Rosatellu: nel 2018 la Lega prese più di Fi, e i 5s del Pd: il pareggio determinò un governo giallo-verde non previsto. La seconda volta, nel 2022, con un sistema elettorale tendente a favorire il pareggio, si verificò il caso di un solo vincitore: una coalizione, quella del centrodestra, prese il 40% mentre le altre coalizioni erano divise. Una situazione irripetibile».
Da scienziato dei sistemi elettorali Ceccanti chiarisce che «ora c’è un sistema politico diverso, polarizzato, con Fdi primo partito e il Pd guidato dalla Schlein: l’ipotesi di un accordo post elettorale tra centrodestra e centrosinistra non esiste. La nuova legge risponde alla domanda su cosa succederebbe in caso di sostanziale pareggio. L’ipotesi di tornare a votare a oltranza va scongiurata». Poi una critica al Rosatellum: «Ha le liste bloccate e i collegi troppo grandi. Determina problemi per la rappresentanza e la governabilità. Cambiarlo è un obiettivo di tutte le forze politiche».






