È «poco probabile» che Pechino invada Taiwan «nel breve periodo, alla luce di ragioni di carattere economico e militare, nonché della presumibile volontà della Cina di attendere l’esito delle elezioni presidenziali e parlamentari previste a Taiwan nel gennaio 2028». Lo si legge nella relazione sull’attività nel 2025 che il Copasir, il comitato di controllo parlamentare sull’intelligence, ha approvato e consegnato martedì alle Camere. La valutazione è emersa, spiegano i commissari, dalle «informazioni disponibili al momento» delle audizioni del sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, del 5 agosto, e del prefetto Vittorio Rizzi, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, del 26 novembre.

La valutazione riprende quanto già descritto dall’intelligence italiana nella relazione annuale pubblicata a marzo. «A Taiwan, una escalation militare entro il 2027 è improbabile, ma il rischio potrebbe crescere dopo il 2028», si leggeva. «Pechino ha finora beneficiato della dinamica esecutivo-legislativo instauratasi a Taiwan, dove l’opposizione guidata dal Kuomintang (Kmt) – il partito più dialogante con la Cina – ha la maggioranza in Parlamento. L’anno scorso l’opposizione ha promosso con successo tagli al bilancio del 6.6% (circa 6 miliardi di USD su 95), che si ripercuotono anche sulle istituzioni taiwanesi che si occupano di difesa, proiezione sulla scena diplomatica internazionale, contrasto allo spionaggio e resilienza delle infrastrutture critiche». Tutto ciò, continuava la relazione, «lascia ben sperare Pechino rispetto alla possibilità che, alle elezioni del 2028, Kmt ottenga anche la carica di Presidente e dia avvio a una fase di maggiore dialogo con la Cina. Qualora il Partito Democratico Progressista (PDP) vincesse nuovamente le elezioni nel 2028, Pechino potrebbe invece ritenere impraticabile quella che definisce una “riunificazione pacifica” e il rischio di un utilizzo più assertivo dello strumento militare da parte cinese, per esempio per l’avvio di un blocco navale, crescerebbe».