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Paolo Salom

Taiwan testa la rapidità della propria reazione nel caso in cui una delle (continue) manovre militari cinesi intorno all'isola si trasformi in un attacco reale. Silenzio (ma anche molta attenzione) da Pechino

Le giravolte del presidente americano Trump non provocano ansia soltanto in Europa o in Medio Oriente. Se l’America è percepita come «debole» e poco propensa a difendere gli alleati, i luoghi dove le conseguenze di questo vuoto di potere si possono misurare sono molteplici. In Asia Orientale, per esempio, la disputa tra Repubblica popolare e Taiwan resta una delle questioni più delicate del Dopoguerra. E il recente incontro tra Xi Jinping e Donald Trump non ha certo contribuito a rasserenare gli animi.

Che cosa ha promesso il tycoon al Nuovo Timoniere in cambio di un aiuto sull’Iran? A Taipei forse si sa più di quello che si può dire pubblicamente. Per non sbagliare, il governo dell’«isola ribelle» - tutt’altro che propenso alla «riunificazione coatta» con la Madrepatria - ha lanciato un’esercitazione militare di cinque giorni per mostrare la sua volontà di difendere la propri indipendenza di fatto.