Lo scaffale

Mario Lavia

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Dopo “Giallo Lipari”, Francesco Musolino ha scritto questo “Rosso Panarea” (Edizioni e/o), godibile giallo – ma la definizione non è proprio calzantissima – ambientato ovviamente nella più glamour isola delle Eolie. «Panarea aveva sempre una luce abbagliante. Risalendo il molo di pietra, un ventaglio di case bianche con le porte azzurre, mura lisce e rifinite nei dettagli, cespugli di buganvillea che esplodevano di colori e persino di cespi di fico d’india che crescevano tenacemente fra le rocce brunite, sporgendosi sul mare, polpa che profumava di terra e di onde, tanti che un bagnante avrebbe potuto coglierli e cibarsene senza nemmeno uscire dall’acqua…».

Qui sbarca Amodie, una bellissima modella fiorentina, capelli biondi e occhi verdi, viso acqua e sapone, già molto nota. Si entra con lei in un mondo esteriormente luccicante e gaudente ma subito un oscuro delitto fa emergere un’altra realtà, molto più turpe e morbosa. Vengono fuori dark web e messaggi sui cellulari attorno agli “incel”, quelle comunità online che attribuiscono le loro difficoltà relazionali alle donne, con tutto il corredo di giustificazioni e pratiche della violenza che ne conseguono. In questa doppia realtà – glamour e dark – è il poliziotto Giorgio Garbo a dover districare la matassa. Garbo (che omonimia!) è un bel tipo, un milanese golden boy della polizia, forzatamente trasferito al caldo del sud insulare.