And the bride wore white, o forse no. Nei matrimoni delle celebrities, gli abiti da sposa non bianchi sono una piccola rarità, spesso interpretati come eccentricità controcorrente rispetto ai dogmi del wedding system: tocchi di rosa o di giallo sorbetto, viola profondo, persino variazioni sul nero, hanno colorato le pagine del gossip contemporaneo, alternative al classicissimo (e a volte noioso) candore monocromatico, portato in alto anche da Dua Lipa per le recenti nozze con Callum Turner.
A onor del vero, già nell’antichità si preferivano i colori per l’abito da sposa. Intanto, perché ottenere il bianco puro era praticamente impossibile, poi perché spesso permettersi un abito colorato significava vestire il proprio prestigio economico e sociale. Le tinture erano molto rare e costose, e indossare il giallo, il rosso, il verde e il blu, magari su materiali altrettanto preziosi ricamati con fili d’oro, comportava inevitabilmente una spesa notevole. Le donne delle classi sociali meno abbienti, invece, confezionavano abiti da sposa in colori scuri (marrone, grigio e nero in varie tonalità) e tessuti resistenti, utili a non far notare le macchie e durare nel tempo: il vestito da sposa non era un vero e proprio abito da sposa, in realtà. Dismetteva il proprio valore simbolico subito dopo la fine della cerimonia, ritornando a essere capo d’abbigliamento della fatica quotidiana.







