Chiamatela «La stella della Senna» e non solo per motivi agonistici: ieri Ginevra Taddeucci è arrivata prima nella 5 chilometri di fondo femminile, a distanza di un giorno dal successo nella 10 chilometri negli Europei di sport acquatici 2026.
Due medaglie d’oro nell’arco di ventiquattr’ore, e una grande medaglia al valore per il coraggio di sguazzare come un pesce siluro distanziando pure i batteri delle onde melmose parigine, coriacei tanto quanto l’ostinazione delle autorità francesi a definire il fiume «totalmente sicuro».
È una vecchia storia: due anni fa, alle Olimpiadi, le gare nella Senna sembravano la Coppa Cobram di Fantozzi, vinceva chi sopravviveva. «Era bella zozza, dentro c’era di tutto», ha commentato la ventinovenne fiorentina con la livrea delle Fiamme Oro mostrando la linguaccia.
Insomma, se la Senna è (anche) azzurra, è per merito dei nostri atleti, non del candore delle acque. Criticità sanitarie a parte, Ginevra merita un monumento. Ha condotto la gara con arguzia tattica, mulinando bracciate allo spasimo, e però scegliendo il momento giusto per rifilare la zampata decisiva. «Sono felice e stanca, oggi è stata molto dura e sono arrivata con le forze limitate, ma è andata bene. Non me l’aspettavo, appena tuffata mi sono detta “Mamma mia, oggi è tosta”», spiega.










