Se n'è andato l'uomo che "sussurrava ai cavalli" e che in questo modo ha rivoluzionato il sistema per addomesticare quelli selvaggi. È scomparso in California a 91 anni Monty Roberts, celebre addestratore di mustang e autore di best-seller sull'argomento, il cui metodo non violento, basato su comunicazione e dolcezza anziché forza bruta, è stato adottato da generazioni di trainer equestri, tra cui Buck Brannaman, autore del libro dal quale è stato tratto il film "The Horse Whisperer" (L'uomo che sussurrava ai cavalli, nella versione italiana, con un indimenticabile Robert Redford).
Ma Roberts è stato il primo a cambiare un rapporto fra esseri umani e quadrupedi che era rimasto invariato per migliaia anni, sostituendo la parola (e gli sguardi) a frusta, coercizione e speroni. Tra i suoi seguaci c'era un'altra grande appassionata di cavalli e cavallerizza, la regina Elisabetta: per quanto provenienti da mondi agli antipodi, il cow-boy del Far-West americano e la sovrana britannica erano diventati amici. Finì per lavorare part-time nelle scuderie reali.
Monty ha avuto una vita da romanzo, perfetta per un film western. A 3 anni sapeva già cavalcare al trotto e al galoppo. A 4 ha partecipato al suo primo rodeo. A 12 ha vinto il primo dei suoi nove titoli di campione del mondo in questo sport pericoloso e brutale, che aveva imparato dal padre, anche lui grande domatore di cavalli. Ma era ancora un adolescente quando iniziò a contestare il metodo paterno, ovvero l'unico fino ad allora esistente per convincere un mustang a tenersi in groppa una sella e un cavaliere senza imbizzarrirsi, scalciare e tentare di disarcionarlo.










