Prima il duro attacco dell'Europa, poi i Paesi che hanno ritirato l'appoggio, e il j'accuse del principe di Giordania: Gianni Infantino sotto 'assedio' ha riunito oggi a Rabat, nella sede africana della Fifa, i massimi dirigenti della confederazione mondiale del calcio per fare il punto dopo il caso del progetto 'fondi privati' ritirato tra le polemiche.

La bufera attorno al presidente del calcio mondiale, a pochi mesi dall'elezione per la quale si presentava come candidato strafavorito, non si placa. E se dai tradizionali nemici (presidente della Uefa Ceferin e Inghilterra in testa) l'italo-svizzero poteva immaginare una simile offensiva, meno prevedibile erano le prese di posizione interne alla Fifa. Nei giorni scorsi si é dimetto il principale advisor esterno, il banchiere Carlos Cordeiro, poi il piano Ffe é stato sconfessato da Arsene Wenger ("non ne sapevo nulla"), il 'guru' calcistico della Fifa. Ma il colpo più pesante é stata la lettera interna del segretario generale, lo svedese Grafstroem, vero braccio operativo del governo calcistico. Il Times scrive in queste ore che in una riunione senza Infantino, gli alti dirigenti Fifa hanno tutti (tranne uno) espresso la loro contrarietà al piano del presidente; così oggi il 'meeting anti-crisi' si é ripetuto, ma dietro convocazione del presidente.