Marouane Lamharzi Alaoui, ingegnere informatico e creatore di contenuti digitali marocchino, ha seguito a ritroso la notizia dell’apertura delle frontiere di Ceuta sul web. Il risultato è la traccia di come una notizia, letta su un giornale spagnolo, tradotta da un quotidiano online marocchino, riportata dagli internauti, diventa Vamos a Ceuta!, il via libera per chi vuole lasciare il Marocco. La stampa, i canali social, i video pubblicati su TikTok: 11 milioni di visualizzazioni totali, tra Africa ed Europa.La ricerca risale al 2 agosto, ma secondo l’influencer, le prime tracce si trovano in rete dall’8 luglio. «Una frase apparsa sulla pagina di un giornale locale spagnolo. Questa è stata la prima menzione mediatica dell’argomento», scrive Lamharzi su 'X'. Bastano sei ore «e la traduzione accurata in arabo della notizia, senza distorsioni, è sul sito web di 'TelQuel' (giornale on line marocchino)». Sette ore e mezza dopo, qualcuno chiede nei commenti: «Quindi, quelli trovati in mare saranno arrestati ma non rimpatriati?». Di lì a tre ore appare per la prima volta la frase «Vamos a España» (Andiamo in Spagna). Poi anche «Vamos a Ceuta». Marouane Lamharzi, classe 1986, viene da Errachidia, nel sud del Marocco, è considerato un riferimento per le nuove generazioni tecnologiche, ha inventato app e nuovi sistemi operativi. Il suo podcast, «Al Moaamara» (La cospirazione, in arabo), dimostra quanto facilmente si possano creare teorie del complotto a partire da realtà e fatti documentati. Tra l’altro Lamharzi è il papà di 'Carte.mà, unico sito web del nord Africa a offrire Street View. Il caso di Ceuta lo ha intrigato. «Dopo 22 ore da quella che sembra la prima menzione, spunta un video - scrive - qualcuno incoraggia l’immigrazione irregolare. Il video diventa virale, con circa 424.000 visualizzazioni in breve tempo».Poi del tutto casualmente arriva, per così dire, la ciliegina sulla torta: «Un avvocato spagnolo pubblica un video su TikTok per spiegare il contenuto della ormai famosa sentenza, che usa l’espressione 'Alta Mar' (alto mare e che esclude il rimpatrio immediato per chi arriva via acqua), sentenza poi tradotta in arabo e ampiamente condivisa». Il 10 luglio, a soli due giorni dal primo messaggio, «si aggiungono spiegazioni e idee non presenti nella sentenza originale, come l’affermazione che la persona 'non verrà rimpatriata se raggiunge le acque internazionalì, oltre ad altre informazioni non incluse nel testo legale». Il 14 luglio «un video spiega in arabo la 'nuova leggè e fa 1,3 milioni di visualizzazioni». Il 18 luglio cominciano a circolare su Facebook post del tipo: 'Chiunque voglia attraversare illegalmente il confine per raggiungere Ceuta, mi contatti in privatò, indicando un passaggio dalla semplice condivisione di notizie al tentativo di comunicare privatamente». La settimana seguente è tutto un inseguirsi di domande: 'Chi va a Ceuta giovedì?'. Il 28 luglio «nasce un gruppo WhatsApp con circa 120 utenti. La discussione verte su come organizzare un tentativo di migrazione di massa». Poi entrano in gioco i canali tv spagnoli che «mostrano video con storie di migrazione di successo: 5 milioni di visualizzazioni». Il 30 luglio, la crisi è all’apice: un fiume di migranti si riversa a Ceuta.