(di Samantha De Martin) (ANSA) - ROMA, 05 AGO - Una piccola gamba colorata su una tessera di intonaco dipinto, un kantharos riprodotto in mosaico, l'impronta di una caliga. E poi il ritratto di un delfino, un pesce, un'aragosta, un granchio intorno a un cratere. E ancora porzioni di soffitto a cerchi rossi e fasce azzurre, circondati da una cornicetta con dentelli di stucco integri. Sono alcuni dei ritrovamenti emersi dagli scavi condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura nell'ambito degli interventi finanziati dal Pnrr, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana. "Un cantiere nato per consolidare un muro di sostruzione romano si è trasformato, grazie alla scoperta di un importante edificio del II secolo d.C., in un cantiere di ricerca archeologica. E' la dimostrazione di come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme" ha detto Valentina Gemignani, capo di Gabinetto del ministero della Cultura, leggendo il messaggio inviato dal ministro Giuli. Iniziato circa un anno fa con un finanziamento di due milioni di euro, come spiega Alessandra Centroni della Soprintendenza speciale di Roma, responsabile del progetto e direttore dei lavori, l'intervento, che sarà completato tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, "doveva inizialmente consistere nella riqualificazione paesaggistica dell'area e nel consolidamento del paramento murario del muraglione della Villa". La scoperta di elementi appartenenti a un edificio costruito nel II secolo dopo Cristo e riorganizzato nel III secolo, riguarda otto ambienti (cinque completamente scavati e altri tre parzialmente conservati) decorati con mosaici e affreschi di pregio, un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli e un ritrovamento che, come spiegano dalla Soprintendenza, "potrebbe ridefinire la conoscenza di uno dei settori più importanti del Celio antico". A testimoniare l'elevato livello decorativo del complesso, oltre al mosaico con un emblema marino, anche i frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni di soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile. Due le ipotesi che ruotano intorno alla natura dell'edificio. La sua collocazione, su un pianoro panoramico e a pochi passi dall'acquedotto di Claudio, accanto ad alcuni elementi emersi durante lo scavo, farebbero pensare che facesse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. "Basi scritte e datate - sottolinea Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo - testimoniano come nel 111, al tempo dell'imperatore Traiano, fosse presente una caserma dei Vigili. I Vigiles a Roma svolgevano anche compiti notturni di messa in sicurezza della città, oltre a mettere sotto processo i responsabili di reati notturni. Non spegnevano direttamente il fuoco, ma lo circoscrivevano, mentre erano i cittadini privati a prendere in appalto il servizio servendosi di carri con botti e acqua". Una seconda ipotesi farebbe invece pensare, come sottolinea Morretta, "alla Domus del tribunus che comandava la caserma dei Vigili. Anche se è un po' presto per dirlo, non avendo trovato il tipico cortile centrale, elemento caratterizzante delle domus romane". Se questa seconda possibile identità fosse confermata, il ritrovamento contribuirebbe a ridefinire l'estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale. Abbandonato intorno al IV secolo, l'edificio sarebbe stato rioccupato tra V e VI secolo da parte di alcuni abitanti abusivi che si sarebbero insediati tra i resti adoperando addirittura pentole per cucinare. Circa il destino dell'edificio gli studiosi stanno meditando il da farsi. "Per il momento - conclude la responsabile scientifica dello scavo - l'ipotesi è di rinterrare l'intera l'area, mentre stiamo studiando tutti i materiali emersi". (ANSA).
Villa Celimontana, mosaici e delfini nella caserma dei vigili dell'antica Roma
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