Non solo viaggi in aereo. Se è vero che esisterebbe un’associazione tra ore di permanenza all’interno del jet e rischio di sviluppare una trombosi venosa, non bisogna considerare la trombosi venosa come un pericolo che si manifesta soltanto ad alta quota. Soprattutto in questa stagione, se non si provvede ad offrire liquidi a sufficienza all’organismo e quindi il sangue si fa meno fluido nel suo scorrere nei vasi, è soprattutto l’immobilità il nemico da combattere. Tanto in aereo quanto in treno o in auto. Se si crea una stasi nella circolazione venosa, infatti, si creano le condizioni ottimali per la formazione di coaguli, più frequenti nelle vene delle gambe. ed in agguato ci può essere anche la possibilità di sviluppare un’embolia polmonare, con frammenti degli stessi coaguli che si spostano verso l’alto. Il tutto, sia chiaro, va considerato nell’ambito delle condizioni di salute generali della persona, ricordando che non sempre occorrono medicine, ma deve essere il medico a dire come comportarsi.
“È importante ricordare che, pur essendo noto l'aumento del rischio di trombosi associato ai viaggi aerei specialmente di lunga durata, il rischio assoluto nella popolazione generale rimane comunque basso - commenta Francesco Dentali, presidente Nazionale Fondazione FADOI e Direttore di Dipartimento Area Medica presso l’ASST Settelaghi di Varese -. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, non è indicata una profilassi farmacologica con eparina o altri farmaci anticoagulanti, che deve essere riservata esclusivamente a pazienti selezionati, con fattori di rischio molto elevati e dopo valutazione medica”.











