di
Redazione Salute
La cosiddetta «sindrome da classe economica» è una forma di trombosi venosa che può avere conseguenze molto gravi. Alcuni accorgimenti aiutano a prevenirla, ma bisogna sapere chi corre maggiori rischi e come riconoscere subito i sintomi
È ormai diventato di dominio comune che lunghi viaggi in aereo possano far correre il rischio di incorrere in una trombosi. Meno chiaro ai più è perché succede, cosa fare per evitarlo, ma anche quali persone possono correre maggiori rischi e, nel caso, come individuare i primi segnali che possono arrivare anche una volta atterrati.
Che cos'è la «trombosi da viaggio» La «trombosi da viaggio», chiamata anche «sindrome da classe economica» (riferito ai posti stretti per le gambe negli aerei), è una trombosi «in genere venosa, quindi localizzata nelle vene superficiali o profonde degli arti inferiori, che si verifica durante o dopo un lungo viaggio aereo – spiega Corrado Lodigiani, responsabile del Centro trombosi e malattie emorragiche dell'Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano -. I dati scientifici a disposizione dicono che più il viaggio è lungo e tanto maggiore è il rischio: nei voli più lunghi di 16 ore il rischio aumenta di circa 6 volte rispetto ai voli di meno di 4 ore». La stasi del sangue negli arti inferiori, provocata dall'immobilità protratta per diverse ore, può determinare la formazione di trombi che ostacolano il flusso venoso dai piedi verso il cuore. I trombi sono «grumi di sangue» che possono frammentarsi e raggiungere i vasi sanguigni arteriosi dei polmoni, provocando un infarto del polmone (quando la trombosi non venga riconosciuta per tempo e trattata di conseguenza).







