Appare di tutta evidenza come, nelle intenzioni, la missione dell’Irlanda di rendere l’Ue più competitiva non solo è strategica: è di vitale importanza che chiunque operi nell’Ue dovrebbe seguire con attenzione tutti i dettami della nuova norma. Il riferimento è alla distinzione tra “prodotto in Europa” e “prodotto con l’Europa”: sarà questo il crocevia determinante per sapere se avrà un effetto concreto e soprattutto se sarà quello auspicato
Il concetto, per quanto complesso da far comprendere a tutti gli Stati membri (che hanno atteso tanto, forse troppo tempo) è semplice: il cosiddetto “Made in Europe” va preservato e incentivato, sia per una ragione di produzione interna, sia per evitare di consegnarsi in toto a super player esterni. Per cui quella locuzione va incentrata esclusivamente sui prodotti, non sui Paesi. Lo ha deciso la presidenza del Consiglio irlandese che sta provando a trasformare l’Industrial Accelerator Act in un regime di appalti pubblici radicato nel diritto commerciale, che abbia reali benefici per il tessuto industriale europeo, in primis quella lotta alla concorrenza sleale che ha già causato notevolissimi danni ai marchi Ue (si veda il tragico settore dell’automotive).






