Entrò in ospedale per sottoporsi a un intervento ginecologico programmato. Ne uscì con una lesione all’apparato urologico destinata a modificare radicalmente la sua quotidianità. È la storia di Maria Mosca, raccontato nel nuovo episodio della serie de L’Espresso, realizzata in collaborazione con lo studio legale dell’avvocato Angelo Melone.Nel 2016 la donna fu ricoverata presso la Fondazione Evangelica Villa Betania di Napoli per un’isterectomia laparoscopica. Dopo l’intervento iniziarono gravi disturbi urinari che, nel tempo, si trasformarono in una condizione permanente: una vescica neurologica, accompagnata da infezioni urinarie ricorrenti, progressiva compromissione della funzionalità renale e profonde limitazioni nella vita personale e relazionale, con previsione di dialisi.La vicenda è approdata davanti al Tribunale di Napoli, che ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per ricostruire quanto accaduto. Secondo il collegio peritale, durante la delicata fase di scollamento dell’utero, una manovra chirurgica incongrua ha determinato una lesione dei plessi nervosi pelvici. I consulenti hanno inoltre escluso che l’intervento presentasse particolari difficoltà tecniche, evidenziando come una corretta esecuzione della procedura avrebbe potuto evitare l’evento lesivo.Alla paziente è stato riconosciuto un danno biologico permanente del 55%, con conseguenze rilevanti sull’autonomia personale, sulla vita familiare e sulla qualità della vita. Il procedimento si è concluso con il riconoscimento della responsabilità sanitaria e il risarcimento del danno, ponendo fine ad una vicenda durata anni.«La medicina non può eliminare ogni rischio – osserva l’avvocato Angelo Melone, che ha assistito la paziente nel corso del procedimento – ma può e deve ridurre al minimo quelli evitabili. È proprio in questo spazio che diritto e medicina si incontrano: nell’accertare se le conoscenze scientifiche e le buone pratiche disponibili al momento dell’intervento, siano state realmente rispettate. Quando questo non accade, la tutela del paziente diventa un dovere non solo giuridico, ma anche etico».La vicenda di Maria Mosca richiama l’attenzione su un tema di interesse generale: la prevenzione delle lesioni delle strutture nervose durante la chirurgia pelvica. La sicurezza di un intervento non dipende soltanto dal risultato immediato dell’operazione, ma anche dalla capacità di evitare danni permanenti che possono accompagnare una persona per tutta la vita. È questo il messaggio che il nuovo episodio della serir intende portare all’attenzione del pubblico: dietro ogni procedimento giudiziario ci sono storie umane che meritano di essere comprese e che possono contribuire a promuovere una cultura della sicurezza delle cure e della responsabilità professionale.Dietro ogni procedimento giudiziario ci sono persone che convivono ogni giorno con le conseguenze di quanto accaduto. Raccontare queste vicende significa favorire una maggiore consapevolezza sul valore della sicurezza delle cure, della responsabilità professionale e della tutela del diritto alla salute.