Per trentasei giorni Jantar Mantar a Nuova Delhi è stato centro di una delle più importanti mobilitazioni che l'India abbia conosciuto negli ultimi anni. I protagonisti sono gli “Scarafaggi” ovvero il satirico “Cockroach Janta Party” che negli anni, ma soprattutto nell’ultimo mese, ha ottenuto una risonanza e risultati tali da far ridere ben poco il governo Modi. Ora il presidio permanente in città è stato smantellato, ma la protesta non si arresta: è guidata da giovani eloquenti e organizzati capaci di mobilitare persone di diverse generazioni. La principale vittoria è arrivata con le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan, una delle richieste avanzate dal movimento fin dai primi giorni, conseguita dopo settimane di manifestazioni, scontri con la polizia, scioperi della fame e negoziati con il governo, trasformando una rivendicazione studentesca in un caso politico nazionale. L’origine del movimento risale allo scandalo del Neet-Ug, il test nazionale di accesso alle facoltà di medicina. Le fughe di notizie che hanno compromesso la regolarità dell'esame hanno alimentato un'ondata di indignazione tra milioni di studenti.Nell’ultimo mese la protesta è dilagata e si è rafforzata anche grazie al sostegno di diverse organizzazioni contadine, comprese alcune delle sigle protagoniste delle grandi mobilitazioni agricole del 2020-2021. La loro adesione ha segnato un passaggio simbolico importante: studenti e agricoltori, pur partendo da rivendicazioni differenti, hanno trovato un terreno comune nella critica alle politiche del governo centrale. Nonostante la rilevanza nazionale del Cockroach Janta Party, le proteste a Nuova Delhi non rappresentano un fenomeno isolato. Esistono almeno altri nove epicentri di lotta, segno di un generale livello di conflittualità nel Paese. Per esempio, tra Madhya Pradesh e Uttar Pradesh è attiva una protesta contro il collegamento fluviale Ken-Betwa che potrebbe sommergere terreni forestali, compromettere gli habitat della fauna selvatica, causare lo sfollamento di villaggi e avere conseguenze ecologiche a lungo termine. La protesta è attiva da tre anni e ha messo in piedi diverse pratiche tra cui lo sciopero della fame ad oltranza, ma anche il “Jal Satyagraha”, ovvero lo stare in piedi nell’acqua o il “Chita Andolan” che prevede simboliche pire funerarie. Sempre in Uttar Pradesh, ma più a Nord, si lotta per preservare la foresta di Shivalik, importante santuario di biodiversità e corridoio naturale e vitale per gli elefanti. Il Punjab è invece sicuramente il centro della protesta degli agricoltori contro l’accordo economico con gli Stati Uniti, ma anche nel Gujarat i contadini sono organizzati contro le aziende tech. Rimane attiva la lotta nello Stato del Manipur, dove gli attivisti continuano a chiedere giustizia per le violenze etniche che si protraggono dal 2023. Nello Stato del Chhattisgarh e del Karnataka si lotta contro demolizioni ed espropri e anche a Goa da più di cento giorni si resiste contro un mega progetto residenziale. Nel Maharashtra invece la popolazione locale è organizzata nell’opposizione al data center di Amazon. L'India offre oggi l'immagine di un arcipelago di mobilitazioni e il successo degli “Scarafaggi” alimenta l'immaginario di possibili rivincite popolari. Insomma in una visione d’insieme la fine del presidio di Jantar Mantar appare meno come un epilogo e più come l'inizio di una nuova stagione di contestazioni.
Gli scarafaggi che minacciano il potere indiano
La protesta dei giovani unisce generazioni diverse controle politiche del governo centrale






