L'estate prosegue con temperature a dir poco bollenti. Il mese di luglio 2026 è stato, secondo i dati riportati da Arpav, il quarto più caldo della serie storica dopo il 2015, 2022 e 2024: si parla di ben 2 gradi in più rispetto alla media registrata dal 1991 al 2020. Le temperature medie più alte si riscontrano sul Veneto interno, in particolare sulla pianura occidentale e attorno alla Laguna di Venezia e sul delta del Po. Secondo l'analisi condotta da Arpav, considerano le temperature minime, luglio 2026 sale al terzo posto fra i più caldi dal 1991 dopo 2015 e 2024. L’anomalia di +2.1 gradi, rispetto al trentennio 1991-2020, è ben distribuita su tutto il territorio, con valori minori sulle Dolomiti e maggiori in pianura. Mentre per le temperature massime del mese sono le quarte più calde dal 1991: i valori più critici si misurano sulle pianure più interne e sulla pedemontana occidentale.

Il fattore più importante che si estrapola dalla lettura dei dati è che tre degli ultimi anni più caldi sono capitati recentemente, vale a dire negli ultimi cinque anni. E mentre il parroco di Noale chiama a raccolta i fedeli esortandoli ad incontrarsi e pregare affinché piova, la Pianura Padana viene segnalata dall'European environmental bureau tra le aree in cui si registrano pericolosi picchi di gas serra troposferico con conseguenze devastanti per la salute umana e ambientale: la scarsa qualità dell'aria in Italia ha causato circa 50mila decessi prematuri. E la causa di queste 'temperature record' e di questa 'aria rovente' ha un nome ben preciso: il metano, ovvero un gas serra che è il responsabile dell'ozono nocivo e del surriscaldamento del pianeta. Ma da dove deriva e come si produce?