Claudio Petruccioli, già presidente della Rai, è tra i fondatori e gli animatori di Libertà Eguale e uno dei principali esponenti della cultura riformista italiana. In questa intervista riflette sulla crisi della politica, sull’Europa, sulla sicurezza e sulle prospettive della democrazia italiana.
Che momento sta vivendo oggi la democrazia italiana? Qual è il problema più grave che vede nel rapporto tra politica, istituzioni e cittadini?
«Quel che chiamiamo democrazia è il risultato di molti fattori, istituzionali e non. Il punto di maggiore crisi è lo stato dei partiti. Da anni assistiamo a una curva discendente sempre più accentuata: partiti deboli, poco partecipati, controllati da vertici ristrettissimi e sempre più autoreferenziali, fino a pretendere un controllo quasi totale sulla scelta dei parlamentari. Già trent’anni fa, con Miriam Mafai, definivamo questa situazione “partitocrazia senza partiti”. Da allora il fenomeno non ha fatto che aggravarsi».
I partiti sembrano aver perso capacità di rappresentanza e di elaborazione politica. È una crisi reversibile o siamo entrati in una nuova fase della democrazia?
«La crisi è profonda ma non irreversibile. Siamo vicini a un punto di rottura, o forse sarebbe meglio dire di disgelo. Lo spazio della politica realmente offerta ai cittadini si restringe sempre di più, mentre cresce l’astensione. Proprio per questo i riformisti devono avere il coraggio di anticipare il cambiamento, uscendo dai recinti identitari costruiti dai partiti e tornando a parlare all’intera società».







