È il parlamentare di lungo corso che ha più prestato attenzione all’informazione televisiva. Il caos nella commissione di Vigilanza, il caso Ranucci mettono la Rai sotto i riflettori e con chi parlarne se non con il senatore Maurizio Gaspari già capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama e componente della Vigilanza Rai?

A che punto siamo col caos della commissione di Vigilanza. Le opposizioni restano sull’Aventino?

«La ragione di questo comportamento è puramente propagandistica. Si vuole intensificare lo scontro in una fase ormai preelettorale. I presidenti di Camera e Senato hanno la facoltà di nominare dai vari gruppi membri di una commissione. Tuttavia, le opposizioni hanno già annunciato il loro “no”. È chiaro che si tratta di propaganda, per dimostrare una sorta di regime liberticida e che ci siano delle vittime. Tutti pretesti, fandonie, una recita. Tuttavia questo è il copione che le varie sinistre si sono assegnate».

Una situazione come questa è inedita. Pensa che accreditare l’idea di una Tele Meloni sia argomento di campagna elettorale?

«Ovvio che è una trovata da campagna elettorale. La Rai ha garantito in questi anni il pluralismo, come tutto il sistema televisivo. Semmai, c’è l’eccezione di una rete che dedica buona parte del proprio spazio all’opposizione. Le altre realtà pubblico-private, sono ampiamente caratterizzate da un impianto pluralista. Quindi la narrazione su tele-Meloni è una bufala propagandistica di una sinistra che si erge a vittima pur avendo tanti propri alfieri, anche con spirito militante, presenti nella Rai e in tutta l’emittenza. Tele Meloni non esiste. È un’invenzione».