Gnam, slurp, crunch, clic. Una persona che mastica, o deglutisce, o tira su col naso, o picchietta la scrivania con le dita o con la penna. Suoni che per molti di noi sono tutt’al più fastidi lievi e passeggeri, ma che per altri – quelli che soffrono di misofonia – rappresentano veri e propri trigger di reazioni emotive, fisiologiche e comportamentali estreme, scoppi di rabbia incontrollabile e disgusto profondo. Il disturbo, che secondo le stime più recenti colpisce dal 5 al 20% della popolazione generale, è stato a lungo un enigma per le neuroscienze, collocato al confine sfumato tra l’ipersensibilità acustica e il disagio psicologico. Oggi, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping ha gettato nuova luce sui meccanismi cerebrali alla base di questa condizione, offrendo finalmente prove solide della firma neurale specifica della misofonia, identificabile e indipendente da altri disturbi psichiatrici comunemente associati.
Il ruolo dell’insula anteriore
La ricerca, condotta da un team congiunto di scienziati del Montreal Neurological Institute in Canada e della University of Oklahoma negli Stati Uniti, si è concentrata sull’analisi delle connessioni cerebrali. Sebbene studi precedenti avessero già suggerito un potenziale coinvolgimento della corteccia insulare anteriore – un’area del cervello fondamentale per l’elaborazione del dolore, del disgusto, della consapevolezza corporea (enterocezione) e per il direzionamento dell’attenzione – i campioni analizzati in passato erano numericamente troppo limitati (solitamente intorno a venti pazienti) per trarre conclusioni definitive a livello di popolazione. Per superare questo ostacolo di campionamento, i ricercatori, guidati da Heather A. Hansen, hanno adottato un approccio su larga scala, sfruttando un ampio database aperto, il Welsh Advanced Neuroimaging Database (Wand). Il gruppo ha analizzato le scansioni cerebrali tramite risonanza magnetica funzionale a riposo (resting-state fMRI) di 162 adulti provenienti dalla popolazione generale; poiché all’interno di questo database non vi era una valutazione clinica diretta ed esplicita per la misofonia, gli scienziati hanno preventivamente addestrato un algoritmo di regressione lineare su un campione separato di 777 individui, e questo modello ha permesso di prevedere in modo affidabile la gravità della misofonia nei partecipanti sottoposti a neuroimaging, basandosi sulle loro risposte ai questionari standardizzati sulle sensibilità sensoriali.







