di
Paolo Condò
L'ex compagno di squadra del n.6 del Milan e gli aneddoti sulla sua carriera, fino agli ultimi mesi
Per buona parte della carriera Demetrio Albertini ha giocato qualche metro davanti a Franco Baresi, e se è vero che fuori dal campo il capitano era un leader silenzioso, in campo beh, parlava eccome. «Accorcia Demi! C’è troppo spazio! Ecco, così, perfetto. Occhio che quello vuol passare sempre da destra. Seguilo! Stai su adesso, lascialo a noi, dove vuoi che vada...». Albertini ha attraversato fino in fondo il dolore della scomparsa di Franco, e ora che ne ha portato a spalla il feretro assieme ad altri antichi compagni, ha piacere di parlarne, di raccontarlo senza troppi aggettivi, soltanto attraverso i ricordi flash che gli riempiono la memoria. «Mi indirizzava tatticamente, ma mi ha anche insegnato a stare in campo. Era una delle mie prime partite, ero un bimbo, Iachini mi viene contro a tutta forza senza palla, è fallo, ma istintivamente io alzo il braccio per proteggermi e lo colpisco al volto. Lui finisce a terra e io mi scuso, non volevo, intanto però l’arbitro ci dà punizione a favore. Franco mi si avvicina. “Ti ha fatto fallo e gli chiedi scusa? Demi, cresci...”. I primi tempi era come un libro di scuola, diciamo un corso accelerato».











