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Fabrizio Caccia e Fabrizio Guglielmini
Le testimonianze dei giovani romani e milanesi: «All’inizio si sono ritirati, poi sono tornati alla carica e sembrava volessero forzare le porte»
ROMA-MILANO «Non so perché ci hanno presi di mira, forse ci avevano visto in questi giorni camminare per la città di Bansko con la kippah in testa, così avranno capito che eravamo ebrei e domenica sera, tra le 9 e mezza e le 10, ci hanno teso l’agguato. Li abbiamo visti sbucare dal nulla, vestiti di nero, gridavano Sieg Heil ...».
Il ragazzino è ancora spaventato, ha solo 15 anni, chiamiamolo Ariel ma è un nome di fantasia. La sua testimonianza, insieme a quelle di altri coetanei e dei loro educatori, è stata raccolta ieri da Federico Spizzichino, 26 anni, lo «Shaliach», il capo, la guida, del gruppo «Bene Akiva» di Roma. È lui, Spizzichino, che in videochiamata, ieri mattina, ha provato a tranquillizzare un po’ la comitiva: «Con loro abbiamo parlato d’altro, abbiamo parlato delle vacanze, molti ragazzi sono partiti subito per il mare con le famiglie». Via, lontano dall’incubo. L’anno prossimo ci tornerete? «Sicuramente no».










