HomeUmbriaCronacaIl dibattito sulle Case di Comunità: "I medici di famiglia non lasceranno soli i pazienti. Rafforziamo la rete"Dopo l’intervento del medico perugino, la replica del vice del sindacato Fimmg, Chiara Calzoni "Alimentare paure non aiuta. Il rapporto di fiducia con i cittadini non verrà compromesso".Chiara Calzoni, vice segretario Fimmg PerugiaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciGrazie all’Accordo integrativo regionale sottoscritto dalla Federazione italiana medici di medicina generale, l’Umbria può avviare le Case della Comunità salvaguardando il ruolo del medico di famiglia, la libera professione convenzionata e il rapporto fiduciario con i cittadini. Rassicuro i cittadini che il medico di famiglia non scompare. Anzi, rimane il punto di riferimento del sistema e, all’interno delle Case della Comunità, potrà lavorare in una rete più efficace per affrontare la grande sfida della cronicità con tutte le altre categorie mediche.
E’ questa la secca replica di Chiara Calzoni, vice segretario Fimmg Perugia, alle dichiarazioni che ieri aveva fatto al nostro giornale, Barbara Cucchia, medico del Smi, che manifestava preoccupazione sulla vicenda. "Negli ultimi giorni il dibattito sul nuovo Accordo collettivo nazionale ha generato dubbi e timori tra molti medici. Comprendo queste preoccupazioni – afferma Calzoni –. Meno comprensibile è alimentarle facendo credere che esistessero alternative semplici a problemi complessi su un percorso già previsto dalla legge. La realtà è diversa. Il ruolo unico, principale argomento di alcuni sindacati minori, non nasce oggi. È previsto dalla Legge Balduzzi del 2012 e il Dm 77 ha definito il nuovo modello organizzativo della sanità territoriale. La scelta, quindi, – continua – non era se applicare o meno la riforma, ma come farla. L’alternativa era lasciare decidere ad altri. Peggio ancora, esporsi concretamente al rischio di un passaggio alla dipendenza, che avrebbe frammentato la categoria e cambiato radicalmente la natura della medicina generale."






