Le Case di Comunità vanno riempite di personale e strumenti. Il "refrain" è sempre lo stesso da mesi e ieri a sollevare la delicata questione sono stati i consiglieri regionali Andrea Romizi e Laura Pernazza (FI) che hanno chiesto "quali sono concretamente i criteri con cui saranno organizzati i turni di servizio e l’assegnazione del personale nelle Case di comunità relativamente all’impiego dei medici di medicina generale in base all’Accordo integrativo regionale per la medicina generale 2026".

Il caso "agita" il sonno dei medici di famiglia, molti dei quali insoddisfatti dell’accordo a livello nazionale e regionale che non chiarisce gli aspetti relativi all’obbligo o alla volontarietà di prestare servizio in queste strutture e che rischia di penalizzare i cittadini. "I medici sono preoccupati – hanno spiegato i consiglieri di FI – poiché dovrebbero prestare diverse ore settimanali di attività nelle Case di comunità, con una riduzione del tempo dedicato all’attività ambulatoriale. Permangono ancora significative incertezze sulle concrete modalità organizzative e non risultano ancora definiti i criteri di organizzazione dei turni dei medici nelle Case di Comunità. Non sono state rese note le modalità di funzionamento delle strutture, né l’organizzazione interna delle attività e dei servizi che vi saranno erogati. Permane inoltre il timore, da parte dei medici, che il loro impiego nelle Case di comunità possa avvenire senza un adeguato coinvolgimento e senza una reale possibilità di scelta da parte dei professionisti".