Il Tribunale di Napoli ha condannato la Asl Napoli 1 Centro a farsi carico per intero della carrozzina elettronica verticalizzante prescritta a Christian Durso. Affetto da atrofia muscolare spinale, gli è stato riconosciuto il diritto a un ausilio davvero adeguato alle proprie condizioni e non semplicemente conforme al nomenclatore tariffario. Lo ha reso noto l'associazione Luca Coscioni, che ha seguito la vicenda con l'avvocato Alessandro Bardini. La Asl aveva riconosciuto solo 13.381 euro a fronte di un costo complessivo di oltre 23mila euro più Iva. I giudici hanno stabilito che nella scelta di un presidio occorre verificare la reale adeguatezza al bisogno individuale, non la semplice appartenenza a una categoria di prodotto: un principio che discende dai livelli essenziali di assistenza.

La sentenza Per Confindustria Dispositivi Medici la pronuncia napoletana supera i confini della vicenda individuale. Elena Menichini, presidente dell'associazione Ausili di Confindustria, la definisce un pronunciamento che conferma come la valutazione clinica debba prevalere su logiche esclusivamente economiche. «Troppo spesso il sistema - osserva - si concentra sul costo del dispositivo e non sul valore che un ausilio appropriato produce nella vita della persona, liberando risorse nelle famiglie e riducendo un costo sociale raramente contabilizzato». I disagi Quanto accaduto a Napoli non è un caso isolato: in diverse Regioni la valutazione clinica multidisciplinare finisce subordinata a tariffari, gare o budget disponibili, con il rischio che le indicazioni dei professionisti vengano superate da automatismi amministrativi. I numeri del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, raccolti con due indagini promosse insieme ad Aito, l'associazione italiana di terapia occupazionale, restituiscono un quadro difficile: quasi l'85% tra pazienti e caregiver dichiara di aver incontrato ostacoli per ottenere ausili e protesi tramite il Servizio sanitario nazionale, il 63% ha sostenuto spese di tasca propria e al 70,6% è capitato che accessori utili non venissero coperti. «Paghiamo i costi nascosti della burocrazia - rimarca Menichini - il risultato è che i cittadini affrontano percorsi complessi, sostengono spese dirette e spesso rinunciano alla soluzione più appropriata pur essendo disponibile». La Campania I dati del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici quantificano la spesa sanitaria in dispositivi medici in 185,1 miliardi di euro, di cui 137,5 miliardi pubblici, in crescita del 4,9%, e 10 miliardi destinati a dispositivi e servizi, con un incremento del 3,1%. Sulla spesa pubblica pro capite la media nazionale è di 136,62 euro, ma la Campania si ferma a 116,96 euro, sotto la media e lontana dai 209,34 euro della Friuli Venezia Giulia, prima in classifica. Un divario che rafforza le richieste di riforma di Confindustria: ridurre la frammentazione territoriale, aggiornare il Nomenclatore, semplificare le procedure e rendere più uniforme l'accesso alle tecnologie assistive. Sul fronte industriale la Campania resta però un polo produttivo di primo piano nel Mezzogiorno: la regione conta 290 aziende del settore dispositivi medici, la concentrazione più alta tra Sud e isole, area in cui operano complessivamente 784 imprese, e ospita il Distretto Tecnologico Campania Bioscience. Tra le realtà campane attive nella produzione di ausili figura Neatech, azienda di Cercola specializzata in dispositivi per l'autonomia delle persone con disabilità, in un settore che la vicenda di Christian Durso mostra ancora segnato da tempi lunghi e da un accesso diseguale da regione a regione. Per l'associazione Ausili è ora necessario avviare una riforma dell'assistenza protesica che riduca la frammentazione territoriale, semplifichi le procedure, aggiorni il Nomenclatore e riveda i criteri con cui vengono individuati gli ausili oggetto di gara. Occorre inoltre rafforzare il coinvolgimento delle associazioni e promuovere percorsi di informazione rivolti a pazienti e famiglie, perché la personalizzazione dell'ausilio non resti un principio enunciato nei testi normativi ma diventi prassi nei percorsi di cura.