Il caso.05 agosto 2026 alle 00:22

A fianco di Gianni Infantino restano sempre meno persone. Il progetto – già accantonato dopo le prime polemiche – che prevedeva di vendere agli investitori privati un pacchetto del 20% di quote dei Mondiali sta costando molto caro al presidente della Fifa, con un effetto domino attorno a lui. Le ultime due pedine a cadere, togliendogli l’appoggio, sono due figure di spicco della federcalcio globale, per nome e per ruolo: sono Arsène Wenger, attuale direttore dello sviluppo del calcio e storico allenatore dell’Arsenal, e il segretario generale Mattias Grafström.

Per l’ex tecnico dei Gunners, ritirare il piano della discordia era un elemento «assolutamente necessario, senza margini di discussione». Anche lui, come molti dirigenti Fifa nei giorni scorsi, ha dichiarato di non essere stato coinvolto nel progetto, e di esserne venuto a conoscenza solo attraverso la stampa: «Credo fermamente in una Fifa indipendente», ha scritto Wenger, «che serva il nostro gioco con impegno, trasparenza e integrità». Più tardi, si è aggiunto alle voci dissonanti pure il numero due della federcalcio mondiale, Grafström, che ha parlato di una «serie di eventi tristi e riprovevoli, che si sono fortunatamente conclusi con l’abbandono definitivo del progetto Ffe».