Pubblicato il: 04/08/2026 – 19:05
REGGIO CALABRIA Sette colpi di calibro 45 ACP scaricati nella notte contro la serranda di una pasticceria per cancellare qualsiasi forma di concorrenza sgradita e imporre il monopolio con il linguaggio delle armi. È un altro spaccato di pesante pressione criminale quello che emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda, nell’ambito della maxi inchiesta sugli affari e sugli assetti della cosca Alvaro di Sinopoli. Al centro dell’episodio le mire commerciali di Francesco Alvaro e la sua determinazione nel tutelare i propri interessi economici a Sant’Eufemia d’Aspromonte.
L’agguato notturno
Tutto ha inizio nella notte del 22 agosto 2020, quando intorno all’una e trenta a Sant’Eufemia d’Aspromonte qualcuno spara contro la saracinesca di un bar-pasticceria. I proiettili trapassano il metallo, frantumano le vetrate d’ingresso e danneggiano la porta interna insieme ad alcuni utensili riposti sugli scaffali del locale. Un atto intimidatorio in piena regola, denunciato ai Carabinieri della Compagnia di Palmi, che sul posto recuperano i segni dell’esplosione dei sette colpi d’arma da fuoco. Per circa tre mesi il movente preciso resta avvolto nel silenzio, fino a quando non sono le stesse microspie degli investigatori a fare luce sul retroscena.







